Un viaggio nella Memoria

In occasione della giornata della memoria, che ricorre ogni 27 gennaio, proviamo anche noi del circolo a contribuire al ricordo del genocidio avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale, con le testimonianze raccolte da due nostri soci, Dario Marcandalli e Claudio Manfredini che hanno visitato, separatamente, il campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau.

24 ore.
24 ore, tanto è durato il viaggio in treno che ci ha condotto dal Campo Fossoli di Carpi alla stazione ferroviaria dell’odierna Oswiecim, o conosciuta con il più tristemente famoso nome di Auschwitz. Un viaggio nella memoria, per la memoria, ripercorrendo lo stesso percorso utilizzato dai convogli adibiti al trasporto di migliaia di persone, di intere famiglie, verso il loro triste destino.

Nel 2006 ho avuto modo di partecipare, come accompagnatore di studenti delle scuole superiori, ad una delle manifestazioni “Un Treno per la Memoria”.
Siamo partiti dalla stazione di Carpi, salutati da uno dei sopravissuti del campo di Auschwitz, Nedo Fiano, che con un emozionante e toccante discorso, dove si percepisce ancora il peso degli avvenimenti subiti, ci ha fatto entrare nello spirito del viaggio.

Sono stati cinque giorni pieni di grandissime emozioni, di stanchezza, di grande freddo, in quei giorni, in Polonia c’erano oltre 20 gradi sotto zero, ma che al termine hanno lasciato in me e credo anche in tutti i partecipanti, un indelebile segno, che dopo 10 anni è ancora più vivo che mai.

Ecco l’importanza della memoria, della conoscenza… non dimentichiamo ciò che è stato, quanto meno per evitare che possa accadere di nuovo.

L’audiovisivo sicuramente avrebbe potuto contenere migliori immagini, almeno da un punto di vista tecnico, forse ancora non avevo le necessarie competenze e capacità di lettura della situazione per essere tradotta in immagine, ho infatti fatto ricorso ad alcune immagini gentilmente concesse per il montaggio dell’audiovisivo dal nostro caro amico e valente fotografo Claudio Manfredini, ma ho cercato di tramettere il “pathos” di quel viaggio, utilizzando musiche che ho ritenute appropriate.

Così il nostro amico Dario Marcandalli ci racconta il suo personale viaggio nella memoria di un evento terribile che non dobbiamo e non possiamo mai dimenticare.

Ma passiamo ora a Claudio, che ci racconta così la sua esperienza…

La visione del filmato mi riporta a quel dicembre del 2008 in cui ho partecipato ad una gita organizzata con destinazione: Polonia.

La Polonia è una bella nazione, la gente è orgogliosa, il luogo natale dell’allora Papa Giovanni Paolo II.

I giorni scorrevano lieti ma io notavo la preoccupazione di mia moglie mentre si avvicinava il momento della visita al campo di concentramento di Auschwitz. Il giorno poi arriva, ed io penso solo a cercare di fare belle foto. Quando entriamo nell’ex caserma divenuta lager la nostra guida, un ragazzo colto e molto bravo, inizia ad illustrarci quanto avveniva entro quelle mura.
L’aria è gelida, il cielo è scuro, e nonostante siano le prime ore del pomeriggio è quasi buio. Fa freddo e l’aria è umida, ma la vista di quel posto mi fa dimenticare il mio essere naturalmente freddoloso. E’ come se avessi preso un pugno nello stomaco, non mi muovo e guardo il filo spinato, gli isolatori della corrente. Si perché la recinzione, oltre al filo spinato, ha anche un sistema crudele per folgorare chi cerca di scappare. Quando finalmente inizio a fare qualche foto mi sento chiamare: “Claudio vieni, presto dobbiamo andare il pullman parte!” anche se tra me e me penso, “tanto mi aspettano” e continuo a guardare quel filo spinato, gli isolatori, la ferrovia con gli scambi, la costruzione all’ingresso: quella già vista nei film.
Mi chiamano ancora devo andare.
Mentre mi incammino guardo le foto: sono tristi quanto me …..
Vi lascio ora alla visione del filmato.
Per non dimenticare mai.

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